La storia e l’evoluzione della fotografia notturna, dall’analogico al digitale.

La rappresentazione della notte nella fotografia è sempre stato un genere molto complesso prima di tutto per questioni tecniche.

La notte è il luogo che evoca paure, dove si oscura il paesaggio che conosciamo di giorno, richiama sogni e incubi oppure solo la quiete ed il silenzio.

Raccontare la notte, il cielo che copre d’oscurità la città, le periferie, le zone industriali, i centri commerciali con un’irreale luce che proviene dal basso e non dall’alto, inizialmente spiazza l’osservatore. I luoghi, in virtù di questa luce, assumono una dimensione di una realtà altra.

La notte investe tutto, anche gli stessi fotografi, che le attribuiscono diversi significati ed interpretazioni, diventa luogo ma allo stesso tempo anche sfondo del mistero o di paesaggi romantici, tra antico e modernità, ma allo stesso tempo di avvenimenti sovversivi o tragici. La notte è il buio, il mistero.

Indubbiamente la notte ha sempre avuto un grande fascino per tutti gli artisti essendo il luogo dove si incrociano, più che in tutti gli altri generi, la tecnica ed il sentimento.

Il compito del fotografo diventa quindi allineare ciò che la luce rivela, o addirittura trasforma, con ciò che vuol rendere visibile nella narrazione dei luoghi. Strategie visive che serviranno poi ad “arredare” una la storia raccontata con scenografie dell’abbandono, della solitudine urbana, della periferia deserta in cui la presenza umana è negata o tutt’al più ridotta a silhouette scure  e quasi informi a causa delle lunghe esposizioni.

Questo vuol dire avere una consapevolezza di ciò che la luce è in grado di restituire emotivamente a chi guarda le fotografie ma allo stesso tempo avere la padronanza tecnica del mezzo fotografico analogico o digitale che sia.

 

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il sogno di costantino 1458-1466

 

L’Ovile, chiaro di luna - J.F. Millet

 L’Ovile, chiaro di luna - J.F. Millet

 

CENNI STORICI DELLA FOTOGRAFIA NOTTURNA

La fotografia notturna, agli albori dell’era fotografica, trova grandi difficoltà tecniche dovute ad emulsioni poco sensibili alla luce ed un paesaggio notturno scarsamente illuminato e limitato a poche e circoscritte aree urbane.

Bisogna attendere il 1878 per avere l’illuminazione elettrica pubblica nelle città, prima la luce proveniva da lampioni a gas ed era limitata alle vie principali delle città. 

Erano passati pochi decenni dalla scoperta della fotografia che già il fotografo veneziano Carlo Naja (Tronzano V.1816 - Venezia 1882) fotografava Venezia, ma dato che le emulsioni dell’epoca non davano risultati accettabili nelle riprese notturne, in camera oscura, con grande maestria simulava “l’effetto notte” con soluzioni tecniche per l’epoca all’avanguardia.

 

Carlo Naja – Fondaco

Carlo Naja – Fondaco - stampa all'albumina

 

Carlo Naja Palazzo Ducale (1870)

Carlo Naja Palazzo Ducale (1870)     - stampa all'albumina acquerellata

Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 le emulsioni si fanno più sensibili e la tecnica si affina sempre di più. Le visioni notturne di Edward Staichen e Alfred Stieglitz mettono le basi a quello che diventerà un genere cui si cimenteranno schiere di fotografi fino ai giorni nostri.

 

Alfred Stieglitz - Reflections night (1895)

Alfred Stieglitz - Reflections night (1895)

 

Eward Staichen – The Pond Moonlight (1904)

Eward Staichen – The Pond Moonlight (1904)

E’ dopo la seconda guerra mondiale che questo genere si diffonde sempre di più, grazie ad emulsioni fotografiche che permettono riprese facilitate da ASA/DIN (diventeranno ISO nel 1987) sempre più in crescita.

Ferruccio Leiss(Oneglia 1892- Venezia 1968), altro fotografo veneziano, d’adozione, creerà delle splendide vedute veneziane notturne (“Immagini di Venezia” – 1953) stampate in uno splendido bianco e nero a toni alti.

Il bianco e nero resterà fino alla fine degli anni ’70 il metodo predominante per questo genere di fotografia e molti fotografi che si sono cimentati in questo genere.

 

Francesco Ferruccio Leiss- Venezia 1953

Francesco Ferruccio Laiss-Venezia 1953

 

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Francesco Ferruccio Laiss Venezia 1953

 

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Francesco Ferruccio Laiss Venezia 1953

Con il miglioramento delle emulsioni fotografiche, anche il colore comincerà a farsi largo in questo ambito e molti fotografi sperimenteranno il nuovo linguaggio fotografico del colore fino ad allora da  tutti considerato appannaggio della fotografia amatoriale, della domenica. Il linguaggio della fotografia a colori si evolve, tra entusiasmi e perplessità per il suo eccessivo realismo. Superate le prime elementari difficoltà dei procedimenti, i fotografi entrano in possesso di nuove possibilità espressive ed sviluppano il potenziale documentario, incrementando anche quello creativo ma soprattutto offrendo all’uomo contemporaneo una diversa rappresentazione della realtà attraverso l’uso del colore, anche nella fotografia notturna.

 

Luigi Ghirri - Roncocesi Casa di Luigi Ghirri

Luigi Ghirri - Roncocesi Casa di Luigi Ghirri

 

Olivo Barbieri

Olivo Barbieri

 

Peter Bialobrzeski – Tigerneon

Peter Bialobrzeski – Tigerneon

       

LA FOTOGRAFIA NOTTURNA IN EPOCHE RECENTI

La fotografia notturna negli ultimi periodi è un genere sempre più praticato grazie alle innumerevoli possibilità offerte sia per chi la affronta con mezzi digitali sia analogici.

Ambedue offrono uno spettro di soluzioni che permettono al fotografo di cogliere innumerevoli opportunità.

La fotografia notturna con i materiali analogici “soffre” del problema delle lunghissime esposizioni dovute all’effetto Schwarzschild, detto anche "difetto di reciprocità" e implica l’utilizzo di attrezzatture stabilissime e prive di ogni vibrazione, cosa del resto richiesta anche nelle riprese con mezzi digitali. Queste ultime non risentono del difetto di reciprocità ma della formazione del “rumore”.

Nel caso della fotografia analogica succede che l’emulsione dopo una certa soglia di tempo non si comporta in modo “reciproco” ed occorre aumentare l’esposizione a tempi lunghi, basti pensare che, secondo le tabelle fornite dai produttori, un’esposizione misurata in 30” deve essere “corretta” e portata a circa 160”!

Diversamente nella fotografia digitale il problema che insorge è la formazione del “rumore”

che può essere di “luminanza” o “cromatico”. Il primo è dovuto alla variazione della sensibilità ISO. Il secondo, che ci interessa più da vicino nella fotografia notturna a colori, è dovuto alle lunghe esposizioni e più precisamente per il surriscaldamento del sensore che risulta più evidente quando si effettuano lunghe esposizioni (di secondi o minuti) essendo fortemente influenzato dalle variazioni di temperatura del sensore. Si manifesta visivamente con singoli pixel, oppure zone più estese, dove la colorazione non è quella reale ma appare alterata.

In ISFAV, nei corsi di Camera Oscura (Fotografia analogica e Fine Art), vengono insegnate le risoluzioni di questi problemi tecnici sia teoricamente che praticamente, con verifica sul campo e relativo sviluppo e stampa poi in camera oscura. Stessa metodologia per la fotografia digitale notturna, con i corsi di Computer Grafica, Tecnologia Fotografica e Fotografia Generale dove vengono affrontate questo genere di problematiche con le relative soluzioni.

 

G.Scarabello – Marghera

G.Scarabello – Marghera